Cantautore = chi canta canzoni da lui stesso composte

Cantante = chi esercita l’arte del canto

Il “Garzanti” ci fornisce queste due definizioni. La prima, a mio modo di vedere, è del tutto incompleta; la seconda, invece,mi piace molto e la ritengo appropriata. Ed è proprio da quest’ultima che voglio far partire la mia riflessione, concentrandomi specialmente su quella piccola ma profonda parolina: “Arte”.

Sappiamo tutti che “Arte”, e non abbiamo bisogno del dizionario per dirlo, è tutto ciò che ci appare bello e che ci fa star bene solo a toccarlo, guardarlo, ascoltarlo: qualcosa che fa star bene la nostra anima. E ciò è stato detto fin dai tempi degli antichi Greci. Basandoci su questo, possiamo senz’altro dire che “Arte” è rovesciare i propri sentimenti in quello che si fa. Ecco perché è giusto considerare il canto un’arte e il cantante un’artista. Il vero cantante infatti,pur non avendo scritto la canzone, si basa sulla grande interpretazione per farla sua, per trasmettere forti emozioni al pubblico, per dar corpo ai propri sentimenti. La netta e superficiale differenza con il cantautore è il non scrivere il testo e spesso anche la musica della canzone. Il cantautore, d’altro canto, è un poeta: è colui che per mezzo della musica e del testo che scrive, si racconta e quindi rivela i suoi sentimenti e le sue emozioni. Le parole sono il suo pensiero e la musica il modo di esternarlo. Ed è questo che fa la differenza tra vita reale e dizionario.Ed è qui che esce, per me, la banalità di una definizione da dizionario: il concetto di cantautore, quello profondo del cuore, è molto più di un “scrivere canzoni da lui stesso composte”.

La profondità di questi due concetti – cantautore e cantante – strettamente correlati, perché esercitano in modo sensibilmente diverso una stessa arte, sta venendo oggigiorno in gran parte trascurata. Infatti il mondo della musica, così come in molti altri campi, è più che mai dominato dai soldi. Una buona fetta dei cantanti in attività punta tutta la sua carriera sul guadagno.  L’obiettivo principale, per questi, non è l’arrivare al cuore della gente ma è meramente un obiettivo personale, egoista: raggiungere la fama attraverso il denaro. Ed è una cosa che viene sempre più riconosciuta ormai, tanto che questi tipi di cantanti vengono definiti “commerciali”. E in effetti succede sempre più spesso che arrivi un qualche manager o un qualche talent scout che assembla un gruppo di cinque ragazzetti piacenti per attirare le masse. E la cosa, forse, ancor più triste è che tutti questi tendenzialmente hanno vita breve, artisticamente parlando: fanno una o due canzoni  che durano, magari, per tutta l’estate e poi sono gettati nel dimenticatoio. La cerchia dei cantautori non ha questo problema, più che altro perché di cantautori ne esistono sempre meno e se esistono una parte segue la linea di quanto detto prima. Bisogna comunque dire, per non essere oltremodo disfattisti che, esiste ancora chi canta e scrive per emozionare! Penso a molte band rock (in tutte le sue possibili accezioni) che, salvo alcuni casi, si vede, seppur con i componenti del gruppo possano essere poco lucidi durante i concerti, la voglia di far arrivare la loro musica al loro pubblico. E poi, anche nella cosiddetta musica “pop”,magari in minor quantità, c’è ancora qualcuno che persiste nel far passare la sua arte, sia sottoforma di cantante che di cantautore.

Speriamo, dunque, per non far morire sotto i colpi dei soldi quest’arte in voga ormai da più di due millenni, che si riesca a vincere questa crisi che potremmo chiamare “di valori”, tornando a emozionarci grazie ai dolci colpi della Musica, aggrappandoci a chi ci crede veramente.

Francesco Finulli

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